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Fase 2 Covid-19: Guida per i commercianti Protocollo di Sicurezza

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Anche se apparentemente sembra esserci una divergenza tra il Protocollo d’intesa fra sindacati e imprese siglato il 24 aprile scorso e il Comunicato del Garante del 2 Marzo in tema di rilevamento della temperatura dei dipendenti all’ingresso sul luogo del lavoro, la prescrizione di aderire al suddetto documento, presente nell’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio, legittima il datore di lavoro ad adottare soluzioni che prevedano la rilevazione della temperatura ai lavoratori.

Questo anche perché il citato protocollo sembra prendere in considerazione le indicazioni del Garante in relazione all’esclusione di una raccolta a priori e sistematica di informazioni inerenti alla presenza di eventuali sintomi influenzali, demandando il compito a soggetti che istituzionalmente svolgono queste funzioni in modo qualificato.

Secondo il nuovo Protocollo del 24 aprile del 2020 (che sostituisce quello precedente del 14 marzo), richiamato dal recente DPCM del 26 aprile del 2020 la rilevazione in tempo reale della temperatura corporea costituisce un trattamento di dati personali e, pertanto, deve avvenire ai sensi della disciplina sulla privacy vigente.

A tal fine il protocollo suggerisce di:

  1. Rilevare la temperatura e non registrare il dato acquisto. È possibile identificare l’interessato e registrare il superamento della soglia di temperatura solo qualora sia necessario a documentare le ragioni che hanno impedito l’accesso ai locali aziendali;
  2. Fornire l’informativa sul trattamento dei dati personali. Quanto ai contenuti dell’informativa, con riferimento alla finalità del trattamento potrà essere indicata la prevenzione dal contagio da COVID-19 e con riferimento alla base giuridica può essere indicata l’implementazione dei protocolli di sicurezza anti-contagio ai sensi dell’ultimo DPCM emanato e con riferimento alla durata dell’eventuale conservazione dei dati si può far riferimento al termine dello stato d’emergenza;
  3. Definire le misure di sicurezza e organizzative adeguate a proteggere i dati. In particolare, sotto il profilo organizzativo, occorre individuare i soggetti preposti al trattamento e fornire loro le istruzioni necessarie. A tal fine, si ricorda che i dati possono essere trattati esclusivamente per finalità di prevenzione dal contagio da COVID-19 e non devono essere diffusi o comunicati a terzi al di fuori delle specifiche previsioni normative (es. in caso di richiesta da parte dell’Autorità sanitaria per la ricostruzione della filiera degli eventuali “contatti stretti di un lavoratore risultato positivo al COVID-19);
  4. In caso di isolamento momentaneo dovuto al superamento della soglia di temperatura, assicurare modalità tali da garantire la riservatezza e la dignità del lavoratore. Tali garanzie devono essere assicurate anche nel caso in cui il lavoratore comunichi all’ufficio responsabile del personale di aver avuto, al di fuori del contesto aziendale, contatti con soggetti risultati positivi al COVID-19 e nel caso di allontanamento del lavoratore che durante l’attività lavorativa sviluppi febbre e sintomi di infezione respiratoria e dei suoi colleghi (v. infra).

Si dovrà inoltre predisporre (considerato che si trattano particolari categorie di dati, come la presenza di uno stato febbrile associato alla categoria dei lavoratori) una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati personali, come previsto dall’art. 35 del GDPR.

Occorre considerare che il protocollo parla di rilevazione della temperatura, ma non parla delle modalità di rilevazione. Possono pertanto essere ammesse soluzioni “tecnologiche” che prevedano l’uso di telecamere termiche, a patto che rispettino le indicazioni del protocollo medesimo ed il GDPR.

A proposito di GDPR va fatta particolare attenzione al principio di minimizzazione previsto dall’art. 5, secondo cui i dati personali trattati devono essere adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario rispetto alle finalità per le quali sono trattati. Ne consegue che siano pertanto da escludere sistemi biometrici (quali il riconoscimento facciale o l’identificazione tramite impronta digitale) che risulterebbero eccessivi rispetto alle finalità indicate. Da valutare inoltre con attenzione anche l’utilizzo di videocamere “intelligenti”, che segnalino la presenza o meno della mascherina sul volto.

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